Advertisements

GILMORE GIRLS A YEAR IN THE LIFE: Netflix regala un gioiello ai nostalgici

 

N.B: QUESTO ARTICOLO PUO CONTENERE TRACCE DI SPOILER

Lorelai Gilmore Rory Gilmore

E dopo un’attesa parsa quasi infinita, su Netflix sono finalmente disponibili in streaming i quattro episodi della nuova stagione Gilmore Girls (a Year in the life), o, per chi, come me, è affezionato a questa serie fin dai suoi esordi, ed ai tempi in inglese al limite sapeva dire denghiùuna mamma per amica.

Non si tratta di una vera e propria nuova stagione, quanto piuttosto di una mini serie il cui scopo sarebbe donare un finale degno, come non fu quella della settimana stagione, agli appassionati, ed anche alla stessa autrice (la quale venne esclusa dalla scrittura dell’ultima stagione, benché avesse già chiaro, fin dal principio, come avrebbe voluto ch’essa si concludesse).

Quattro episodi, a titolo d’ognuno dei quali v’è una differente stagione, che si susseguono in un climax ascendente d’emozioni: a cominciare con un po’ di malinconia, per passare a della vera propria nostalgia e poi sfociare nel quasi dramma, a finire per stuggersi durante l’ultimo episodio, dove però, nel bene o nel male, viene data una conclusione a tutte le situazioni lasciate in sospeso, ed i personaggi completano la loro evoluzione (almeno, quelli per cui ne era cominciata una). Il tutto condito dalla spiccata ironia, e dai dialoghi dinamici e ottimamente scritti, a cui il marchio Palladino c’ha abituato negli anni.

Il primo episodio (Inverno), comincia con un mash up di tormentoni legati alla serie, sentiamo le voci, siccome lo schermo è nero, dei protagonisti tramite cui vengono richiamati alla memoria alcuni dei momenti salienti delle vecchie edizioni.

La prima inquadratura è su Lorelai, sta aspettando Rory la quale arriva subito: “Mi sei mancata, sembrano passati anni”, dice la madre alla figlia, riferendosi chiaramente alla lunga pausa intercorsa fra l’ultima stagione e questa première.

Gilmore Girls a year in the life

Ed è mancata anche noi, Lorelai, ma un po’ anche Rory, e soprattutto Stars Hollow. Sono passati anni, eppure sembra l’altro ieri che in televisione veniva trasmessa per la prima volta la ventiduesima puntata della settima stagione, intitolata Bon Voyage.

E sono ancora tutti là, anche in questa edizione rinnovata di Gilmore Girls,  tanto che, di primo acchito, potrebbe apparire non sia successo niente nel corso di questo viaggio durato dieci anni.

C’è ancora Lane che prova in salotto con la sua band, non sono riusciti ad emergere ma conservano i sogni di dieci anni prima. C’è la folle eleganza di Emily, la quale rinuncia a continuare la terapia perché la psicologa non le da ragione. C’è l’ironia pungente, e a volte fuori luogo, di Lorelai; il cappellino (rigorosamente all’indietro) di Luke; la stravaganza di Kirk (che questa volta ha inventato Oooober: un servizio di trasporto su richiesta); l’eccentricità di Michel; l’inutilità di Dean; un Taylor (assai invecchiato) che non ha smesso d’ideare bizzarrie; la psicopatia di Paris (che ha procreato con Doyle e costruito un impero), sempre la stessa, capace di grande razionalità  ed anche d’ impazzire di fronte a Tristin; Jess che è ancora innamorato di Rory ma non osa dirlo; Logan, sempre bellissimo, e Colin e Finn pronti ad ubriacarsi e sperperare denaro … c’è un sentore di anni novanta nonostante i chiari riferimenti al duemilaesedici (dalla battuta su Brexit a quella su Lena Dunham), e poi c’è Rory… che non è proprio cambiata di una virgola, nemmeno di secondo acchito. 

Rory necessitava crescere, quando l’abbiamo lasciata era una ragazzina a tratti troppo convinta di sé e a tratti terribilmente insicura, che doveva soltanto vivere nel mondo. Capire che nella vita a volte si fallisce ma poi ci si ri alza, che non si è al centro del mondo per sempre, che le occasioni quando sfuggono mica ritornano… e invece no. Rory è sempre la stessa: non capisce le esigenze di sua madre (e s’offende quando lei le dice che non vuole sia scritto un libro sulla sua vita), non ammette i suoi fallimenti a livello professionale (prima negando d’esser tornata a vivere nel nido materno, non preparandosi prima di presentarsi ad un colloquio, e lasciandosi scappare l’unica occasione lavorativa concreta ottenuta sino a quel momen) è ancora incatenata in una pseudo relazione con Logan, a cui si rivolge non appena si sente turbata… (relazione che lei stessa non ha voluto concretizzare in qualcosa di più serio, anni prima, eppure vive come se ne fosse vittima).

I difetti di Rory non sono più giustificabili dall’età, ora ha trentadue anni, e nessuna capacità di caversela nel mondo senza l’aiuto del fidanzato o della madre. Anche i difetti di Lorelai son sempre gli stessi, e non creano empatia quanto piuttosto fastidio. Emblematico il funerale di Richard, in cui l’accanimento di Lorelai verso i suoi gentiori (che aveva divertito fino a quel momento) risulta superfluo e un po’ ridicolo, ed è lei la prima a rendersene conto.

Gilmore girls a year in the life

L’evoluzione di Lorelai comincia proprio così, nell’ennesimo litigio con sua madre che questa volta la colpisce nel profondo. Contrariamente a quanto avrebbe fatto in passato, Lorelai affronta i suoi problemi e i suoi limiti episodio dopo episodio. Il tutto culmina con una fuga che ha l’aria di tutte le altre fughe di Lorelai, ma invece si conclude con una Lorelai meno egoista e più risoluta, che trova la forza d’uscire dal limbo in cui s’era ficcata (a livello professionale: nella stasi dovuta all’abbandono di Sookie, incapacità ad andare avanti che rischia di farle perdere anche Michel… e a livello sentimentale: nel non matrimonio con Luke).

Insomma, se all’alba del primo episodio sembra non essere cambiato nulla, per nessuno, alla fine del quarto tutto è cambiato per tutti, e addirittura, vediamo Emily Gilmore pronta a vendere la casa in cui ha passato la maggior parte della sua vita. E finalmente vi è un cambiamento anche per Rory, solo auspicato, data la sua nuova condizione.

Si conclude così un ciclo, e ne comincia uno nuovo. Una nuova generazione Gilmore.

E in tutto questo tripudio di cuore io mi sono persa un solo passaggio: quando è che siamo diventati adulti?

Advertisements


Categories: Film e Serie Tv, Ironico, Recensioni

Tags: , , , , , , , , ,

1 reply

Trackbacks

  1. GIRLS 6 Stagione : V’è il sentor d’un Happy Ending

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: